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Anna Calvi live @Hiroshima Mon Amour - 22/11/2018

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La donna che sfiorava la telecaster

Attendono gli strumenti e attende il pubblico eterogeneo ormai da un’ora. Rosso. Luci basse e palco deserto. Un rosso opaco e sporco. E se questo potrebbe assomigliare all’anticamera dell’inferno dantesco, l’Anna Calvi che avanza sulle prime note di Hunter potrebbe essere una Beatrice dannatamente angelica.

Sa come attirare tutta l’attenzione su di sé col suo passo felpato e lo sguardo obliquo. Più della sua presenza fisica, però, parlano le corde della sua telecaster appena sfiorate e la sua voce calda, cristallina, che vibra assieme ai suoi boccoli sparsi sulla fronte.

Chitarra, batteria, tastiere e sintetizzatori vari: pochi strumenti per una resa perfetta.‚Äč

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Viscerale e intenso, il suo è un invito a godere del proprio corpo e desiderio: si susseguono Swimming pool e As a man. Un rispettoso silenzio per la performance immobilizza quasi il pubblico che, a tratti, sussulta assieme alla batteria. L’atmosfera si assottiglia con Indies or paradies: Anna ipnotizza rivolgendo al microfono confessioni assolute mentre la chitarra serpeggia e rantolano le distorsioni. Con Wish la ‘cantantessa’ si libera totalmente dimenandosi assieme al suono. Ancora Away e Rider e poi le sirene di Sing to me. Suzanne and I dal primo disco, così come I’ll be your man. È con Don’t beat the girl out of my boy che il pubblico alza la voce per lasciarsi andare e cantare, come un urlo liberatorio, come se avesse raccolto l’invito di Anna a giocare a carte scoperte col proprio istinto.

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E Alpha continua sulla stessa scia, con chiusura finale tra divagazioni elettriche distorte. Qualche minuto di pausa, uscita di scena dei tre musicisti ed ecco i due brani finali. Prima Desire, introdotto dall’organo campionato e dalla batteria che sembra emulare il passo di una pantera fieramente intenzionata ad entrare tra le fiamme del sole cantando “I wanna go to the sun, hold my life like I've never done”. In chiusura, con piacevole sorpresa di tutti, una cover alienante dei Suicide: Gost rider, una scheggia avanguardistica reinterpretata magistralmente.

Dallo sguardo magnetico e dalle pochissime parole è Anna Calvi, capace di realizzare un concerto breve ma che fa tornare a casa con le viene pulsanti e rinate.

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