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Edda live @Reasonanz - 26/04/2019

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L'irriverente leggerezza di Edda

26 Aprile, la primavera non è arrivata, c’è ancora un vento poco indulgente. Però è arrivato Edda al Reasonanz a Loreto: una terrazza naturale con una vista mozzafiato sulle colline marchigiane.
Il locale si riempie poco a poco, mentre Stefano Rampoldi, in arte Edda, siede fuori assieme ai musicisti del gruppo.
A mezzanotte inizia il concerto con il cantante milanese che nel frattempo si è cambiato e sale sul palco in pantaloncini corti e una felpa verde.
Sorriso misto a ghigno nascosto dietro il microfono, presenta gli altri che suonano con lui e abbraccia subito le note di Vela bianca dall’ultimo disco Fru Fru. La cover dell’album è arancione e ha un wafer in primo piano da sgranocchiare: la classica leggerezza che dà gusto e anche un po’ di dipendenza. È così Fru Fru, un intreccio di ritmi funky spensierati che sprigionano parole come frecce.  Seguono The soldati e Samsara in un’esplosione di suoni e onde del pubblico che, ballando, si è stretto attorno a Edda.
Racconta la verità sentendo la realtà, vivendola sulla pelle, questo fa da sempre Stefano.
La voce in falsetto e il controcanto danno luminosità e intensità a Edda, pezzo dedicato alla madre scomparsa da poco. Poi un salto indietro con Signora, singolo accompagnato da video del precedente album, Graziosa utopia. Atmosfera rarefatta, pause solo voce e poi strumenti a scroscio. “Noi, diseredati dalla vita, aspettando il godimento, lo prepariamo in salita” canta Edda in Abat jour, tra crudo realismo e dolcezza infinita.
Tuffo nel 2014: ecco Tu e le rose, cantata accelerata, ad occhi chiusi. Le mangia le canzoni Edda, accumula fretta, ingolfa il desiderio di esprimersi e la voracità ingloba ogni cosa, microfono, corpo che scatta, chitarra che si dimena.
Italia gay risuona come una danza tribale dal piglio irriverente che urla “quanto sei stronza te lo dicono tutti, hai un bel culo e te lo guardano tutti”. Un inno alla gaiezza di questo Paese che si sta imbruttendo andando contro la propria natura.
La rabbia di Pater ha la stessa forza di anni fa, così come Spaziale sa trasformare le quattro mura del Reasonanz in uno spazio liquido e setoso.
Le voci del pubblico si uniscono con Zigulì e si divertono con Benedicimi. Tra un accenno chi batteria e basso salta fuori un abbozzo di Santo è il Signore che si trasforma in Arrivederci a Roma, Picchiami e Ovidio e Orazio che sembrano essere liberatorie sia per Edda, sia per i suoi fan.
La pausa dura qualche manciata di secondi e poi ecco che il gruppo torna sul palco gettandosi tra la melodia dolente di Brunello che crea una voragine di ammissione: “io c’ho pena della condizione umana, chi si ama si spara, tra le braccia di maya”.
Un sapore amarognolo resta in bocca ma Edda scuote le spalle e strappa il velo malinconico aprendo le danze con E se.
Ultimo regalo al suo pubblico è Milano, strimpellata elegiaca suonata da solo con la sua chitarra, a bordo palco, praticamente tra le braccia della prima fila. “Un’ora sola, un’ora soda ti vorrei” ancora, per scherzo o per fortuna, dissacrante e liberatorio Edda.

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